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Il Re è morto, viva il Re

La frase che ho scelto per il titolo, per chi non lo sapesse, è una storica formula usata nelle monarchie per annunciare la morte del sovrano e proclamare il suo successore. Secondo me è più che adatta come preambolo all’articolo che sto per scrivere.

Cos'è Artcraft

Avrete sicuramente sentito parlare della suite di ArtCraft, uscita in questi giorni: un insieme di programmi sviluppati grazie ad agenti AI che hanno riscritto tutti gli applicativi Adobe, Autocad e da pochi giorni, è finita sotto il loro tritacarne anche la famiglia Office.
 
La prima reazione è stata di estremo giubilo (poi mi sono ricordato che avevo appena rinnovato l’abbonamento annuale ad Adobe), ma anche di sospetto.
Come diavolo è possibile riscrivere degli applicativi le cui origini si perdono nella memoria dell’informatica, replicarne fedelmente interfaccia e funzioni in pochi giorni usando solo agenti AI?

La mossa successiva, prese le dovute precauzioni visto che si tratta pur sempre di software in versione alpha, è stata di provarne almeno uno. Mi sono concentrato sul software che uso più frequentemente e che conosco più a fondo: il clone di Premiere, ovvero FilmCraft.

Una piccola premessa:

Le applicazioni della suite ArtCraft sono sviluppate nel linguaggio di programmazione Rust e distribuite come programmi nativi per Windows, macOS e Linux. Non usano il framework Electron né componenti basati su visualizzazioni web integrate, una scelta progettuale pensata per garantire tempi di avvio più rapidi e un’interfaccia più reattiva.

Inoltre, sei applicazioni su sette (con la sola eccezione di FilmCraft) sono disponibili anche via browser grazie a WebAssembly, che permette di eseguire il codice compilato direttamente in una pagina web.

L’installazione è rapida e intuitiva: si scarica un Launcher che permette di scegliere l’applicazione desiderata e di installarla. Il tutto dura pochi secondi; anche l’avvio dell’applicazione è quasi istantaneo e quello che si presenta davanti è un’interfaccia quasi identica a quella di Premiere.

Iniziamo

Per cominciare, decido di importare le clip di un progetto da poco terminato e di provare a replicarlo. Il programma digerisce tutti i formati video che gli propongo, dai vari MP4 creati con action cam, reflex e droni ai MOV girati con gli smartphone. L’unica cosa che non riesco a importare sono i file della Insta360, solo perché non esiste ancora un componente aggiuntivo che supporti quel formato all’interno del programma. Per quanto riguarda le immagini, tutto bene con i file JPG e PNG, mentre non accetta i formati proprietari di Adobe Photoshop e Illustrator.
 
Il progetto è in 4K e noto che, appena inserisco le clip nella timeline, lo scorrimento della testina di riproduzione scatta un po’ quando è in play. Vado avanti con il montaggio: taglio le clip, le sovrappongo e mi accingo a fare il time remapping. Noto con piacere che la metodologia di modifica è la medesima di Premiere, ma una volta sistemate le curve di velocità il programma non applica l’effetto.
 
Magari ho sbagliato qualcosa. Cancello tutto e riprovo con più attenzione, ma nulla: l’effetto velocizzato che volevo dare alla clip non viene applicato. Primo bug scoperto!
Vado avanti e provo ad applicare un po’ di correzione colore. Anche qui gli strumenti sono molto simili a quelli di Premiere, ma noto con orrore che, dopo aver applicato la correzione colore alle clip, anche se molto semplice, queste devono essere renderizzate per andare in play. Rassegnato, faccio partire il rendering, ma dopo 10 minuti il programma ha renderizzato solo il 2% di 30 secondi di filmato. Ok, basta così.

Prova terminata

Ho abbastanza elementi per capire che il programma non ha ancora le basi per affrontare un progetto complesso. Tutto sommato ne esco rincuorato, sia perché ho ancora bisogno dei miei fidatissimi tool (a pagamento), sia perché, anche se il progetto è ancora acerbo, è molto coraggioso: chi lo sta portando avanti si scontra con dei colossi che, presto o tardi, si faranno sentire. Il progetto getta una ventata di aria fresca, sia dal lato dell’utente finale, (che si ritrova con strumenti ottimizzati per l’uso con l’intelligenza artificiale e gratuiti) sia dal lato della progettazione software.

Cosa ci aspetta nell’immediato futuro?
È finito il tempo delle grandi software house che sviluppano programmi e li vendono a caro prezzo?
Grazie all’intelligenza artificiale, ogni piccola o media impresa potrà costruirsi il proprio software ad hoc, dalla gestione dell’azienda alla progettazione dei prodotti?
Chi userà questi software: le persone o gli agenti AI?
Chi istruirà gli agenti AI: le persone o dei prompt ottimizzati sui trend del momento?
Voi cosa ne pensate? È realistico o comincia ad assomigliare a un B-movie distopico?

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