La frase che ho scelto per il titolo, per chi non lo sapesse, è una storica formula usata nelle monarchie per annunciare la morte del sovrano e proclamare il suo successore. Secondo me è più che adatta come preambolo all’articolo che sto per scrivere.
Cos'è Artcraft
Come diavolo è possibile riscrivere degli applicativi le cui origini si perdono nella memoria dell’informatica, replicarne fedelmente interfaccia e funzioni in pochi giorni usando solo agenti AI?
La mossa successiva, prese le dovute precauzioni visto che si tratta pur sempre di software in versione alpha, è stata di provarne almeno uno. Mi sono concentrato sul software che uso più frequentemente e che conosco più a fondo: il clone di Premiere, ovvero FilmCraft.
Una piccola premessa:
Le applicazioni della suite ArtCraft sono sviluppate nel linguaggio di programmazione Rust e distribuite come programmi nativi per Windows, macOS e Linux. Non usano il framework Electron né componenti basati su visualizzazioni web integrate, una scelta progettuale pensata per garantire tempi di avvio più rapidi e un’interfaccia più reattiva.
Inoltre, sei applicazioni su sette (con la sola eccezione di FilmCraft) sono disponibili anche via browser grazie a WebAssembly, che permette di eseguire il codice compilato direttamente in una pagina web.
L’installazione è rapida e intuitiva: si scarica un Launcher che permette di scegliere l’applicazione desiderata e di installarla. Il tutto dura pochi secondi; anche l’avvio dell’applicazione è quasi istantaneo e quello che si presenta davanti è un’interfaccia quasi identica a quella di Premiere.
Iniziamo
Vado avanti e provo ad applicare un po’ di correzione colore. Anche qui gli strumenti sono molto simili a quelli di Premiere, ma noto con orrore che, dopo aver applicato la correzione colore alle clip, anche se molto semplice, queste devono essere renderizzate per andare in play. Rassegnato, faccio partire il rendering, ma dopo 10 minuti il programma ha renderizzato solo il 2% di 30 secondi di filmato. Ok, basta così.
Prova terminata
Ho abbastanza elementi per capire che il programma non ha ancora le basi per affrontare un progetto complesso. Tutto sommato ne esco rincuorato, sia perché ho ancora bisogno dei miei fidatissimi tool (a pagamento), sia perché, anche se il progetto è ancora acerbo, è molto coraggioso: chi lo sta portando avanti si scontra con dei colossi che, presto o tardi, si faranno sentire. Il progetto getta una ventata di aria fresca, sia dal lato dell’utente finale, (che si ritrova con strumenti ottimizzati per l’uso con l’intelligenza artificiale e gratuiti) sia dal lato della progettazione software.
Cosa ci aspetta nell’immediato futuro?
È finito il tempo delle grandi software house che sviluppano programmi e li vendono a caro prezzo?
Grazie all’intelligenza artificiale, ogni piccola o media impresa potrà costruirsi il proprio software ad hoc, dalla gestione dell’azienda alla progettazione dei prodotti?
Chi userà questi software: le persone o gli agenti AI?
Chi istruirà gli agenti AI: le persone o dei prompt ottimizzati sui trend del momento?
Voi cosa ne pensate? È realistico o comincia ad assomigliare a un B-movie distopico?


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